martedì 27 agosto 2013

I racconti di Praga: La Regina della Solitudine





    C'era una volta, tanto tanto tempo fa nella deliziosa Praga....




Un grazioso e giovane principe di nome Vladislav che regnava circondato dalla bellezza dei paesaggi e dall'imponenza del castello di Vysehrad, che si rifletteva imponente nella Moldava.

Una mattina di metà dicembre, mentre passeggiava nei sentieri innevati vicino al castello, notò per terra dei petali rossi  che spiccavano dal bianco abbagliante della neve.
Sembravano seguire un percorso scendendo verso il fiume. Si avvicinò e notò che dove si interrompevano, alcune macchie rosse, sicuramente sangue, continuavano la linea.
Non c'erano segni di passi umani. Ebbe la sensazione di essere seguito o che qualcuno o qualcosa lo aspettasse. Si guardò intorno e non vide nessuno. Continuò a guardarsi intorno e cerco un pugnale nella guaina della cintura.
Non c'era nessuno. Solo silenzio e un sottile vento tagliente che muoveva a volte le fronde degli alberi, dando l'impressione che qualcuno si muovesse.
Riguardò a terra e seguì il percorso che portava al fiume.
In un punto molto scivoloso, cadde a terra. Si sentì come una mano sulla spalla sinistra ed ebbe l'impressione di vedere con la coda dell'occhio la sagoma di una donna coi capelli scuri. Si voltò ma di nuovo non c'era nessuno e mancavano anche le possibili orme.
Pensò di esserselo sognato. Non era spaventato, ma stordito. Quel tocco gli sembrò una carezza benevola. Gli parve di aver percepito un calore che non aveva mai sentito prima.
Si rialzò e sempre con fare circospetto si avvicinò alla riva della Moldava, dove terminavano i petali e le gocce di sangue.

C'era un grosso groviglio di rami, probabilmente portato dall'acqua.
All'interno sembrava esserci qualcosa intrappolato.
Coi guanti di pelle scura ben saldi e il pugnale aprì i nodi ed estrasse un libro in parte inumidito, ma in buono stato.
Una copertina di cuoio rosso scuro con alcuni ornamenti dorati, senza titolo ma sembrava da alcuni solchi che in un tempo non molto remoto ne avesse avuto uno.

Aprì la prima pagina ed era ancora leggibile una poesia:

Rami
come mani
si distendono per implorare il sole
Pregando un altro caldo riflesso,
mentre l'acqua scorre silenziosamente, in tumultuosi e torbidi colori.

Osservo assetata e impaziente sulla riva.

Traccio onde e graffio l'inafferrabile manto umido.
Attendo. Se anche quegli istanti non torneranno da me,
quel sapore non mi lascerà, continuerà a fluire in me,
avvolgendomi di dolce profumo primaverile..



Sentì un sospiro alle sue spalle e si voltò di scatto. Di nuovo nulla.
Chiuse il libro e tornò verso il Castello, avvicinò, ma non troppo, il libro al fuoco del camino della sua stanza per farlo asciugare. Si affacciò alla finestra che dava sul sentiero che aveva appena percorso, da cui vedeva anche il fiume. Tutto sembrava tranquillo e silenzioso, imperturbabile.
Si sorprese nel vedere che anche i petali sanguinanti erano spariti.
"Cosa vuoi dirmi....spirito?" Proferì il principe coraggioso guardandosi intorno. Nulla sembrava rispondergli.
A parte un gran vento che si levò in quell'istante e che sembrò scombussolare la quiete statica di quella mattina.
Il vento attraverso la finestra emetteva dei sibili delicati come se fossero di voce femminile.
Gli sembrò di udire delle parole, troppo lontane per poterle definire.



La folata passò e i giorni successivi trascorsero silenziosi e tranquilli come ogni inverno.
Il principe al contrario diventò sempre più inquieto.
La notte del solstizio d'inverno, prima di coricarsi, guardò fuori la finestra.
La Moldava fluiva sulle onde inargentate dalla Luna, particolarmente maestosa e splendente.
Intravide un timido bagliore che scendeva lento lungo il sentiero. Fissò per qualche attimo, si vestì e afferrò una torcia in tutta fretta, incurante delle guardie che lo richiamavano preoccupati.
Ripercorse il sentiero innevato quasi correndo, fermandosi quando si sentiva di stare scivolando.
A pochi passi dalla riva scorse dei petali che avevano l'impressione di essere appena caduti da una rosa.
Come la volta precedente erano accompagnati da gocce di sangue, stavolta più grandi e dense.
Non c'erano orme, nessun segno di passaggio. Guardò verso la riva. Scorse nettamente un profilo umano. Si avvicinò. Era una donna, con lunghi capelli mossi che le scendevano su un altrettanto lungo vestito nero.
Il volto candido rifletteva teneramente la luce della Luna.
Gli sembrò una visione celeste. Pensò che forse era proprio quel volto ad averlo abbagliato dalla finestra.
Rimase per qualche secondo a contemplarla in modo estatico.
A piccoli e lenti passi si avvicinò sempre di più alla figura che non pareva per nulla turbata.


Sembrava aspettarlo da tempo.

Arrivato a un paio di braccia di distanza, si fermò.
La donna si voltò lievemente. Gli sorrise.
Lui si avvicinò ancora di più e si mise di fronte a lei.
Aveva un viso gentile e grazioso, i capelli scuri che scendevano mossi che incorniciavano due chiarissimi occhi, le labbra lievemente rosate appena appena dischiuse sembravano baciare parole segrete, sussurri dell'anima. Lo sguardo era indescrivibile, dolce, triste e penetrante. Sembrava voler rubare qualcosa da chi la osservava. La vita, forse....o l'amore.
Tra le mani tratteneva per i gambi tre rose rosse da cui cadevano gocce di sangue.
Il principe era rapito da quell'immagine. Le porse il palmo attendendo di essere corrisposto dalla donzella.
Lei appoggiò la sua mano a quella del principe.
Improvvisamente si sentì pungere, quasi trafiggere. La mano della donna era avvolta dalle spine di rosa.
Cominciò a colare il suo sangue dalle mani. Con uno scatto lasciò immediatamente la presa e cadde nel fiume.





"Principe!!! Principe Vladislav!!!!! Principe!!!! Si svegli!!!!"
Il ragazzo aprì gli occhi. Tremava vistosamente anche sotto le numerose coperte che gli erano state messe addosso. Il respiro misto ai brividi gli faceva emettere dei suoni confusi. Era troppo malato e confuso per provare a proferire parole.
"Ha aperto gli occhi!!!" Urlò il medico, per farsi sentire anche dal personale e dalle guardie che attendevano in fondo dietro la soglia della porta. "Il Principe si salverà, basterà molto riposo e non fare altre bravate del genere. Diffondete la notizia"
Le guardie si allontanarono e chiusero le porte.
Il medico si sedette accanto al giovane. Dall'altra parte la Regina stringeva le mani del figlio visibilmente commossa. Continuava a farfugliare a bassa voce una preghiera al signore.
"Grazie Signor Jesensky. Ora può andare..."
"Tornerò domani mattina, per controllare le sue condizioni di salute. Se avete bisogno, sapete dove trovarmi."
La regina abbassò il capo per annuire e concedere al medico di lasciare la stanza.
Una volta soli, la donna domandò al figlio " ....Perché figlio mi fate questo....?"
Il principe era ancora tutto tremolante e molto confuso, non ricordava.
 Tentò di prendere un bel respiro e risponderle
"..C-c-cosa ho ff-fatto-o?"
"Vi hanno trovato nel fiume...con la mano e il braccio sanguinante.... Avete tutto ciò che desiderate...
perché fate così???"
" I-io non......I-io....." sapeva che non aveva tentato il suicidio. Man mano che passava il tempo, migliorava. Dopo circa mezzoretta, gli passò nitida davanti agli occhi l'immagine della misteriosa dama oscura.
"..u-una d-donna....al f--fiume..."
" Figlio, ma che dite? Quale donna???"
"...vv-vestita di n-nero...b-bellissima...rosa...."
" State farneticando. E' ora che prendiate moglie e mettiate la testa a posto." Il giovane emise dei versi di dissenso, ma continuò " Su su, piccolo Re, non è così atroce sposarsi. Una regina al vostro fianco vi farà sentire potente e amato....vedrete caro mio!" e gli accarezzò il volto.
Si alzò. "Riposatevi voi. Tornerò da voi più tardi."

Vladislav fissava il soffitto riccamente affrescato, cercando di proiettare i suoi ricordi sbiaditi nell'acqua nel fiume.
Rivide la dama misteriosa. Si chiese se fosse un'apparizione, un fantasma o tutto un sogno.
Si convinse che stava impazzendo.
Piano piano si tirò su dal letto. Si avvolse in una grande coperta e andò verso il tavolo in fondo alla stanza.
Il libro era ancora li. Sembrava ci fosse qualcosa di diverso però. Si intravedeva qualcosa che stava cadendo dalle prime pagine.
Aprì lentamente. Dalla seconda pagina scivolarono alcuni petali. Un profumo di rosa lo avvolse.
 C'erano delle macchie di sangue che coprivano alcune parole già leggermente sbiadite.

"Sono la Regina ***   ,
Mi conosci bene, tua compagna di sogni e ***,
Di notte verrò ****      del tuo ess**e.
Cercami all' Equinozio di primavera *****
mi troverai *****  ."

Sussurrò "Non ti ho sognato....esisti....Cosa vuoi da me? ....Ti troverò Regina....ti troverò!"




Passò il tempo. La neve lentamente si sciolse ai primi tepori primaverili. A marzo non si era mai visto un sole cosí caldo e splendente a Praga. 
La Regina madre già da inizio anno faceva pressioni al principe affinché si sposasse. Aveva portato alla corte regale diverse nobili dame, organizzato banchetti e feste sperando che qualche donzella avesse potuto colpire l'attenzione del figlio. Lui si dimostrava gentile ed educato con tutte, ma mai interessato.
Al contrario, appena poteva e nel modo più discreto possibile, si allontanava chiudendosi nelle due stanze personali a leggere o studiare, stando vicino alla finestra col cuore e gli occhi in attesa di un bagliore, di un volto dii colei che sognava la notte, in sogni belli ma spesso inquieti.

La madre aveva talmente fatto pressione da strappargli la promessa che entro fine anno avrebbe scelto la sua sposa. Pensò che quell'Equinozio l'avrebbe rivista e se non ce l'avesse fatta, avrebbe avuto altro tempo per le sue ricerche.

Arrivò l' aequi-nox di Primavera. Mentre il buio ricopriva il cielo del suo manto oscuro, il principe si era seduto sulla riva del fiume dove la vide l'ultima volta, sicuro di rivederla ancora.
Il principe, per ingenuità, aveva però sottovalutato un particolare importante.
Nel libro era ben chiaro la parola 'Cercami'. Passò tutta la notte seduto ad aspettare. A tratti si addormentava, poi si svegliava. Passarono le ore e il giorno svelò  la sua luce e la delusione del giovane.
La donna non si era presentata.

Riaprì il libro misterioso. Alcune gocce di sangue si erano asciugate.
Si leggeva meglio la prima riga.

"Sono la Regina Soli***   ,"

Pensò che quella parola, seppur non completa, poteva avere a che fare col Sole, quindi col giorno.
Guardò fuori la finestra e sembrò non esserci nulla di nuovo.
Mangiò qualcosa e riandò a sedersi sulla riva del fiume.
Le guardie, mandate dalla regina madre che lo osservava disperata alla finestra, lo invitarono a tornare a palazzo, poiché c'era bisogno di lui per diverse questioni governative.
Lui non voleva andarsene.
Nessuno poté obbiettare al comando della Regina.
Le quattro guardie prelevarono il ragazzo con gran forza scalciava e tentava di liberarsi.
Una volta entrati a palazzo, non lo portarono nella sua solita stanza, ma nelle prigioni segrete, non più utilizzate da anni se non come celle per tenere carne e alimenti in fresco, che lui aveva visto solo una volta quando il Re suo padre era ancora vivo.
Stavolta stava entrando come carcerato.





Ne urlò di tutti i colori, elencando tutti i regi diritti, ma non lo ascoltarono. A quanto pare, qualche cella era ancora vuota e pronta all'uso. Lo chiusero a chiave nello stanzino angusto e se ne andarono.
Le imprecazioni e la rabbia lasciarono spazio ai lamenti e al pianto. Dopo qualche ora, sentì dei passi che si dirigevano verso la sua cella. Chiese pietà supplicando di liberarlo.
Si aprì la finestrella e vide il rigido sguardo della Regina.

"Madre, hai visto che mi hanno fatto?? Ti prego, aprimi, liberarmi!!!"
"Figliolo.... Mi dispiace....ma finché non rinsavisci, non ti libero da qui..."
Richiuse la finestrella con uno scatto forte e rimbombante che quasi coprivano le urla strazianti del principe.
Passò una settimana. Era diventato molto più mansueto e rassegnato.
Era visibilmente deperito, tenuto a regime di pane e acqua.
La madre tornò a fargli visita. Lo osservò dallo spioncino e quasi si spaventò di trovarlo così magro e debole. Ordinò di aprire e fu liberato.
Aveva poca forza, per cui fu trascinato nella sua stanza dalle guardie per essere pulito e cambiato poi si diresse nella enorme sala da pranzo del palazzo, col tavolo riccamente imbandito e già a vederlo, si sentì meglio. 

Prese posto nel lungo tavolo in fondo, di fronte varie bottiglie, cibo e la madre.
"Madre, di grazia, perchè mi avete fatto passare tutto questo....?"
"Stai impazzendo, figlio mio. Non posso tollerare che l'erede della nostra stirpe si comporti in questo modo....l'ho tollerato, ma siamo arrivati al limite. Devi smetterla con questi comportamenti disdicevoli!"
"Giusto. Preferireste mi sposassi poi andassi in qualche casa del piacere a sollazzarmi e ubriacarmi..come faceva il mio regale padre...."
La Regina si alzò di scatto sbattendo i gomiti sul tavolo.
"Almeno lui sapeva come regnare e non aveva le visioni di fantasmi alla guisa di un pazzo!!!"
Prese un respiro e guardò in basso.
Non poteva dimostrare che le sue visioni fossero vere.
Cominciava a pensare che davvero non lo fossero e che forse la madre in parte avesse ragione.
"Bene. Come promesso entro fine anno ottempererò ai miei doveri. Fino ad allora, vi prego di non interferire nelle mie faccende.... con permesso" si alzò, inchinandosi alla regina e tornò nelle sue stanze.


Passarono altri mesi. Arrivò l'estate, poi di nuovo l'inverno.
Non riusciva a capire perché la Dama non si era presentata al giorno scritto sul libro.
Capì che forse la riva non era il luogo dell'incontro e che doveva davvero cercarlo.
Ma come? Da dove partire?
Non ne aveva proprio idea. In più la madre gli era sempre più col fiato sul collo.
Doveva sbrigarsi.
Per tenerla buona, alla festa del suo compleanno, che si svolgeva a fine Ottobre, corteggiò amabilmente una bella principessina straniera. La madre osservava da lontano e sorrise compiaciuta.
Il principe passò una bella serata allietata dalla compagnia della giovane donna. Sentì che in fondo, anche se era un dovere e un modo per distogliere l'attenzione della madre, era stato bene e si era persino divertito.

Arrivò Dicembre e la promessa doveva essere mantenuta.
Le maldestre ricerche del principe non avevano portato a nulla.
Si convinse di inseguire una chimera.
La madre, pensò non aveva tutti i torti ad avergli dato del pazzo: cercare una donna che forse era un fantasma o un'illusione, nonché fatto rischiare la sua vita cadendo nel fiume ferendosi, non sembra un comportamento consono, sopratutto per un Re.

In cuor suo, non riusciva a dimenticare la dama scura e sapeva che sarebbe stata dura farlo, ma forse una compagna affianco avrebbe alleviato le sue pene.

Decise quindi di sposare la giovane deliziosa principessa straniera.



Passarono le stagioni, gli anni. Il principe divenne un Re maturo, il suo regno era ricco e florido grazie alla sua buona politica. Una bella moglie al suo fianco e due eredi che erano la sua gioia più grande.
Sua madre era morta da qualche anno serena, vedendo il figlio realizzato e potente Re.
Il quadro della felicità e della perfezione, sembrava. Tutti ne erano convinti.
Nessuno immaginava che il Re, nel suo profondo, si sentisse solo.Che tutti i giorni indossasse la maschera del "buon Re" che gli era stata affibbiata dalla nascita e da cui non si poteva esimere.
Viveva il suo tormento in silenzio. Ogni tanto tornava nella sua vecchia stanza, diventata poi una piccola biblioteca, e guardava fuori la finestra malinconicamente.
Sperava di intravedere ancora quella pallida dama oscura e nonostante fossero passati dieci anni, la speranza non si era affievolita.
Era un bellissimo giorno di metà marzo e Vladislav decise di uscire per fare quattro passi da solo. Per non avere noie e riverenze eccessive, che a lui davano fastidio, si mise un mantello con cappuccio molto spartano e si avviò.
Usci dalle mura del castello e camminò a lungo per tutta la città.
Dopo più di un'ora di camminata, rallentò il passo per riprendersi un po'. C'erano alcuni contadini che parlavano in modo molto concitato, sembrava qualcosa di più dei soliti pettegolezzi. Non fecero neanche caso al figuro col mantello spartano che passò  a qualche metro di distanza.

"Ti dico che l'ho vista davvero!!!" Disse un contadino.
"Taci tu che sei sempre ubriaco fradicio!!" Rispose la moglie.
"L'ho vista anche io donna!" Si intromise l'altro" e assicuro di non aver toccato alcool da anni! Una donna bellissima, con una pelle che luccicava da quanto fosse bianca, vestita di nero. Forse aveva qualcosa in mano ma non sono riuscito a vedere..."
"Potrebbe essere la Regina della Solitudine....?" disse la moglie dell'altro contadino.
"Quella è una storia inventata dai, lo sanno tutti!"
"Me la raccontava mio nonno, che ne sai, forse è vera!!"

Le voci cominciavano a sovrapporsi. Vladislav si era di colpo fermato al solo udire "Regina della Solitudine".
Corrispondeva anche la descrizione. Si ricordò della pagina del libro, delle prime lettere "soli" susseguite da una goccia di sangue.
Si voltò di scatto e andò verso i quattro. Si coprì di più col cappuccio, camuffò la voce come fosse di un vecchio.
"Scusatemi vi ho sentiti poc'anzi....Anch'io ho visto quella fanciulla...."

I quattro si guardarono tra loro e osservarono il loro interlocutore.
La moglie del contadino chiese "....Quando è successo?"
"Qualche tempo fa." tossì e si mosse lentamente. "Non conosco la leggenda, potreste illustrarmela di grazia?"
La donna stava per parlare quando il marito la zittì "Lo sai che non ci è consentito parlarne!"
L'altro uomo insorse "Ci è stato vietato di parlarne al Re o nei pressi del castello, ma qui siamo fuori e possiamo parlarne con chi ci aggrada!" Si guardarono in segno di assenso.
La donna parlò.
"Pare che tanti anni fa una bellissima principessa con gli occhi e la pelle di ghiaccio si uccise nei pressi del castello di Vysehrad. Il suo amante viveva nei pressi del ponte Carlo, in una casetta circondata da rose. Non poteva scegliere nulla della sua vita, tanto meno chi amare. Un giorno lui tentò di rivederla avvicinadosi al castello, ma fu preso e ucciso nelle acque della Moldava in cui si specchia il castello.
La principessa impazzì dal dolore e dalla solitudine che scappò, raccolse le ultime tre rose da casa dell'amato e si buttò nel fiume...."
L'altra contadina continuò "Si dice che continui a vagare nei pressi del castello e della casa delle tre rose, che nessuno sa più precisamente dove sia in cerca di un'anima altrettanto profonda e sola che colmi il suo dolore....Può essere vista solo dagli uomini, ma avvicinata solo da chi la amerà ricambiata, ma ciò sarà la loro maledizione. Abbiamo sentito dire che Re Vladislav l'abbia vista e che la stia ancora cercando..."
Il marito la zittì "Questo era meglio non riferirlo....rimanga tra noi!"
Il finto viandante sussultò. Si chiese come facevano a saperlo, come sapevano che in lui c'era ancora quella speranza di ritrovarla. Forse la fantasia del popolo era più vera della realtà stessa che viveva tutti i giorni.
"Vi ringrazio" Disse sommesso e fece per andare. Uno dei contadini gli mise la mano sulla spalla " Signore, la prego, resti, non ci ha detto neanche il suo nome! Non abbiamo molto da offrirle ma rimanga con noi a cena! Le nostre donne sono un portento in cucina!"
"....E non solo!" aggiunse sorridendo l'altro contadino guardando in modo furbetto la moglie che annuì facendo finta di essere offesa. Si misero tutti a ridere e anche il reale viandante sorrise contento di fronte a tanta semplice felicità.


La casetta del contadino era davvero molto piccola e semplice, nulla a che vedere con la sfarzosità del palazzo in cui era solito vivere, ma non si sentiva per niente a disagio. A tavola continuarono il discorso sulle leggende e su questa donna misteriosa che era stata avvistata anche da loro. Senza mai tradirsi, il finto viandante parlò con i quattro contadini cercando di raccogliere altre informazioni, ma non sapevano tanto altro. Solo che la casa era riconoscibile da un effige di tre rose e che era ancora disabitata poiché le persone che avevano provato ad abitarci erano impazzite e o scomparse e quei pochissimi che sapevano dove era, probabilmente i proprietari, non parlavano per paura di una maledizione o nella speranza di rivenderla a qualche ignaro compratore.
Finita la cena, ringraziò di cuore gli agricoltori e si avviò verso il castello.
"Ti troverò....sono vicino...." e mentre si faceva buio calò una leggera nebbia. Affrettò il passo sperando di non riuscire a tornare prima del buio.
"Cercami Vladislav....vieni da me..." si sentì sussurrare nettamente all'orecchio.
Si voltò di scatto. Intravide nella nebbia delle forme femminili che sembravano danzare.
"Sto sognando...." Pensò.



La nebbia sembrava un velo suadente di fumo mosso lievemente dal vento.
"Cercami....." e in un attimo le forme e la voci sparirono nel nulla.
Affrettò il passo verso il castello. Capì che per tutti quegli anni aveva cercato nei posti sbagliati. Grazie al libro e alle preziosi informazioni avrebbe trovato il luogo esatto.
Mancavano due giorni all' equinozio di primavera.
Guardando sicuro oltre la nebbia promise solennemente : "Stavolta ti troverò e sarai mia...." 


Arrivato al castello, prima di andare a riposare, volle passare per la sua vecchia stanza.
Si avvicinò alla finestra dove la luce della luna entrava piuttosto forte. Il libro emanava una strana energia e aveva una rilucenza spiccata alla luce lunare. Le pagine interne si erano anche lievemente asciugate dal sangue ed erano più nitide. Cercò una candela e se le mise a leggere.


Sono la Regina della Solitudine,
Mi conosci bene, tua compagna di sogni e incubi,
Di notte verrò a trovarti nei meandri del tuo essere.
Proverai a sfuggirmi, ma non riuscirai,
I miei baci di ghiaccio ti geleranno il sangue
I miei caldi abbracci ti scioglieranno
E sarai ancora mio
Non potrai negarlo
Non potrai negarti, a me.

Cercami all'equinozio di primavera, quando la luna sarà piena come il mio desiderio,
mi troverai ad aspettarti la' dove le tre rose piangono
Unisciti a loro e fagli bere le tue carminee gocce di dolore
al che sorrideranno e ti apriranno la strada.

Ti attendo.






Scorse le altre pagina e nell'ultima sembrò comparire una piccola e stilizzata mappa. Al centro erano raffigurate tre rose. Vladislav sorrise "Finalmente so dove trovarti mia Regina" pensò.
Il cuore urlava di gioia. Si stava per rimettere in cammino quando udì una porta che si aprì in fondo e una piccola voce uscirne "Mio Re...perdonatemi....ero in pensiero. State bene?"
"Moglie cara...entrate pure" la invitò con modi garbati, nascondendo il fastidio e il libro dietro un mobile. "Sto benissimo, sopratutto in vostra presenza!"
"Non venite a dormire? I bambini vi reclamavano prima. Ora gradirei avere la vostra compagnia..."
"Certo, moglie cara, finisco un affare e sarò vostro!"
"Certo vi attendo" si sedette all'interno della stanza.
"Andate pure....non vi trattengo" disse esortandola a lasciare la stanza, ma non era intenzionata ad andare.
Probabilmente, aveva capito che c'era qualcosa, in tutti quegli anni sotto sotto sapeva che non era completamente suo. Come ogni donna del suo tempo, doveva accettare la cosa e non obbiettare, ma aveva trovato dei trucchetti per mettere i bastoni tra le ruote o indagare senza passare per invasiva.
"Dunque, ci sono problemi? Lasciate che vi faccia compagnia....starò zitta e buona ad attendervi e non mi lamenterò giammai..."
"Non voglio arrecarvi disturbo...andatevi a riposare, arriverò immediatamente..."
Capendo che voleva rimanere da solo, cominciò a fingere malore "In realtà mio signore, mi sento poco bene...." e si abbandonò alla sedia come svenuta.
Il Re corse subito in suo soccorso chiamando anche la servitù e chiedendo un medico.
Si era creata talmente tanta confusione, che il Re dimenticò il libro dietro il mobile e per quella sera non vi tornò, sinceramente preoccupato per la consorte.
La mattina seguente andò subito a ricercare il libro, ma non lo trovò.
Lo cercò disperatamente per tutta la stanza. Chiese a tutta la servitù.
Non sapeva che il libro era stato rimosso per ordine della consorte.

Aveva sentito un rumore prima di entrare la sera precedente e immaginava fosse un oggetto. Non poteva essere così sfrontata da chiedere cosa fosse o prenderlo sul momento. Subdolamente, quando venne portata in camera per il finto svenimento, non vista e sentita dal Re chiese il favore di mettere in ordine la biblioteca e di trovarle un oggetto che le era caduto il giorno prima e di portarglielo quando fosse sola in stanza.
La serva chiese che oggetto fosse, la Regina furba disse che nella confusione non ricordava, ma che poteva essere grande quanto, o fosse era proprio un libro e l'avrebbe trovato vicino a un mobile, come avvenne difatti.
Quando la mattina seguente le venne portato il libro, che faceva percepire la sua presenza profumando di rosa, la Regina ebbe dentro di sé un impeto di rabbia, che nascose come si conveniva, ringraziando la domestica e pagandola affinché non dicesse nulla sulla ricerca e ciò che aveva trovato.
Appena fu di nuovo da sola, aprì il libro, ma non vi trovò nulla. Pagine ingiallite, sporche, che nonostante l'aspetto profumavano.
Non c'era neanche una parola. Pensò che era troppo importante e segreto per non avere nulla, pensò quindi dovesse esserci qualcosa di nascosto nella copertina. Provò ad aprirla con le mani ma non vi riuscì, cercò un coltello o qualcosa di simile, trovò esposto nella camera di fianco un pugnale, lo prese e provò ad utilizzarlo ma, non avendolo mai usato, si tagliò subito. Imprecò contro il pugnale buttandolo a terra e finì sotto il letto.
Una goccia di sangue andò sull'ultima pagina e si diramò in pochi secondi disegnando un pugnale simile, se non identico a quello che aveva usato.
Dopo pochi istanti, il disegno continuava a definirsi con una figura femminile, che le somigliava molto, col pugnale conficcato nel cuore.


La donna urlò dalla paura e gettò via il libro inorridita e spaventata a morte.
Ci volle parecchio per calmarla, sembrava indemoniata dal gran che urlava e si dimenava.

Arrivò la mattina del 21 marzo, equinozio di primavera, tanto desiderato, tanto sospirato.
Il Re passò tutta la mattina a cercare il posto descritto dalla mappa che ricordava a memoria.
Dopo diverse ore di ricerche infruttuose, nel primo pomeriggio tornò al castello. Venne informato delle condizioni della moglie e corse a vedere.
Aprì la porta e lo spettacolo che vide lo turbò.
La donna giaceva pallida ed esanime nel letto. Lo sguardo era stranito fisso al soffitto, il respiro pesante.
Qualche fiotto di sangue misto a ciò che sembrava bava macchiavano le candide lenzuola.
Il viso d'angelo sfigurato in un espressione vuota.

"Mio Dio.....Che è successo??? !! Cos'ha??" Chiese scosso alla sua serva. Sebbene non l'avesse mai amata e già da diverso tempo non la considerava nemmeno più, non avrebbe mai voluto vedere quello spettacolo.
"Sire, purtroppo non lo sappiamo....Stanno arrivando i dottori.."

Entrò nella stanza, si avvicinò lentamente al letto.Notò che i polsi le erano stati legati.
"Perché la Regina è stata legata?"
L'anziana rispose "La Regina si è agitata tantissimo, non si riusciva a tenere ferma, ha malmenato tutto il personale, non accettava cure, cibo o parole. Urlava....urlava come..." e si fermò prima di dire cosa non gradita e innominabile.
L'uomo sospirò profondamente abbassando lo sguardo e scuotendo leggermente la testa in segno di accettazione.
"Comprendo......Per ogni evenienza....si chiami anche il prete....subito....".
La donnina fece una piccola riverenza, chiuse la porta e corse via.
Nell'attesa, tra il sedersi di fianco alla consorte e guardare fuori la finestra, prese a gironzolare per la stanza. Dopo un po' lo attirò un forte profumo di rosa, ne seguì la direzione e si accorse che c'era un libro aperto quasi in fondo alla stanza.
Si chinò per raccoglierlo e vide disegnato in rosso sulle pagine una figura femminile un po' sbiadita.
Guardò ancora meglio e intravide anche un pugnale all'altezza del cuore. Girò per vedere la copertina e capì immediatamente di aver ritrovato il suo.
Era molto confuso; provava felicità per averlo ritrovato, rabbia per averlo ritrovato proprio in camera della consorte e profondo turbamento per quello strano disegno e la condizione della sposa, pensando immediatamente fossero correlate.
Ancora chinato a terra, chiuse il libro e se lo avvicinò al cuore e gli sussurrò "Puoi davvero fare del male....?".
Lo pose in una tasca interna. Tornò verso la consorte che non dava minimo segno di poter sentire o ascoltare, persa chissà dove.
"Ora vado....torno più tardi" fece un passo e una stretta fortissima improvvisa lo fermò.
Si girò sorpreso e anche spaventato dall'irruenza di quel gesto, lo sguardo della donna era ancora fisso al soffitto, ma ansimando cercò di dire qualcosa...
"Non andare...."


Scattò indietro, liberandosi dalla presa. "Tornerò più tardi...."  rispose l'uomo massaggiandosi lievemente il braccio precedentemente stretto dalla donna.

"Sarà troppo tardi...." Disse fiatando, continuando a fissare il vuoto sopra di lei.

Lui la guardò per qualche altro istante, scosse la testa e uscì, raccomandando i ai servi e alle guardie di rimanere vigili vicino alla porta e controllare costantemente lo stato di salute della Regina.

La luce cominciava ad affievolirsi e cedere il passo al buio.
Vladislav si sentiva languire profondamente.
Stavolta, lo sentiva nettamente, era sulla strada giusta. Stavolta l'avrebbe rivista davvero.
Questo pensiero lo scaldava, lo avvolgeva e gli faceva dimenticare tutto il resto.
Mangiò qualcosa e si preparò,  prese il libro e si camuffò nella mantella contadina.
Mentre usciva badando bene di non essere visto sentì le guardie che parlavano della salute della Regina che stava progressivamente peggiorando.
Ciò non lo fermò.
Quella sera niente e nessuno avrebbe fermato la sua ricerca.


Ogni passo nel bosco lo percepiva come la consapevole certezza di avvicinarsi. Non sapeva a cosa andava incontro e i suoi pensieri frementi si alternavano a domande, ma il suo incedere procedeva sicuro e cadenzato.
La luce prima di sparire sembrò portarsi uno strano strascico di nebbia fumosa, che con le luci del tramonto creavano magiche sfumature. 
Il libro cominciava lievemente a brillare e vibrare.
"Mi sto avvicinando....vero?" Sussurrò. Una folata di vento e la virata del cielo al rosso sembrava dargli ragione.
Tutto questo incanto lo spiazzò e per un po' procedette senza controllare la direzione.
Senti improvvisamente una voce di donna che gli urlava "No!".
Si voltò indietro sorpreso. Non c'era nessuno. Vide per terra come delle orme piccole insanguinate andare diversi passi da dove era venuto. Capì che si stava perdendo ma che stavolta qualcosa l'avrebbe guidato.
Rimessosi sulla strada giusta, il libro riprese a vibrare di luce.




Quando arrivò nei pressi di Ponte Carlo, era già buio. Il libro vibrava di luce più intensamente, come il suo cuore. Dopo un po' che vagava senza risultati e confuso dalla poca visibilità dovuta al buio e alla nebbia, capì che doveva calmarsi e cercare di ascoltare il libro. Cercare di fermare il suo cuore, camminare lentamente per sentire al meglio le vibrazioni. Così fece e quando riuscì a calmarsi completamente, sentì il libro dargli spiccatamente una direzione. La seguì. Ogni qual volta c'era un incrocio o sentiva affievolirsi il movimento, si fermava e riprovava a camminare nelle diverse direzioni finché non avesse avuto la conferma.
Passò qualche tempo a scandagliare ogni casa e passo . Si ritrovò in un punto molto buio e non riusciva a proseguire, sentendo davanti a sé un muro. Il libro vibrava e luccicava sempre di più.
Mentre si fermò a pensare, il manoscritto prezioso volò a terra qualche metro più avanti. Si avvicinò e notò che la luce illuminava un cespuglio di rovi che sembrava nascondere qualcosa, forse un passaggio.
Si chinò per raccoglierlo si bruciò la mano sinistra. Il libro scottava e dal lieve fumo e odore che sprigionava, pareva dovesse bruciarsi da un momento all'altro.


Cercò dell'acqua per raffreddarsi la mano sinistra dolorante e trovò di li a pochi passi indietro una bevitoia.
Quando si riprese si riavvicinò. Provò a riavvicinarsi, ma una coltre di fumo si levò da terra e lo fermò.
Fece alcuni passo indietro portandosi la mano alla bocca, tossì a lungo.

Quel muro di fumo bollente non voleva essere oltrepassato.
Si sedette per terra e pensò a lungo cosa fare, poi pazientemente attese un segno o fare qualcosa.
La risposta non tardò ad arrivare.

"AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHH MALEDETTOOOO!!!!!!!!!"

Scattò in piedi in un colpo, guardandosi ovunque.
Sentì uno straziante e lontano urlo femminile che ma non capiva da dove provenisse.
Il libro prese ad accendersi, bruciandosi con fiamme copiose nella parte superiore.
Il fumo fece spazio al fuoco che bruciarono anche il rovo liberando allo sguardo il passaggio.
Inspiegabilmente germogliò tre boccioli di rosa che caddero a terra.
Vladislav si inginocchiò, con la mano si coprì la faccia chiudendo gli occhi per coprirsi dal fumo e da tutta quella luce potente e improvvisa.
In un battito di ciglio, mentre ancora teneva gli occhi chiusi il Re vide come fosse presente un'immagine terribile.

La Regina, nella sua camera si pugnalava al petto in modo forsennato finché non cadde a terra esanime.

L'uomo riscattò in piedi facendo diversi passi indietro. Le fiamme e il fumo erano più dense e intense.
Si coprì di nuovo con la mano, sbatté gli occhi e li richiuse per pochi istanti.

Il volto della Regina a terra, immerso nel suo sangue, con gli occhi sbarrati che lo fissavano.
Un ultimo respiro...

".....E' troppo tardi......."



Riaprì gli occhi sconvolto, respirando affannosamente.
Il libro era sempre per terra, e bruciava ancora solo la parte superiore. In quella inferiore gocciolava copiosamente del sangue.
L'uomo era sconvolto. Si guardò intorno chiedendosi cosa dovesse fare.
Se ciò che aveva visto in quel momento e da sempre era un'allucinazione.
Se stesse impazzendo.
Si grattò nervosamente la barba fissando il fuoco.
Le fiamme si avvolsero col fumo e formarono una figura femminile che chinandosi per terra, immergeva le mani nel sangue, poi le allungò verso Vladislav.
Il corpo e il viso si definivano sempre di più e pareva sorridergli.
"Vieni......" disse il fantasma porgendogli il libro, prendendolo dal lato inferiore, insanguinato, e i tre boccioli
Stette per diversi secondi fermo.
Si avvicinò a passi lenti, fissando rigido la figura che continuava a sorridergli.
Allungò anche lui le mani tremanti verso il libro.
Lo afferrò, sporcandosi copiosamente di sangue. La figura si allontanò lungo il cunicolo accendendo lungo il passaggio le torce.

Il libro stavolta non era più rovente, anche se la parte superiore continuava a bruciare e a non consumarsi.
Era troppo confuso e sconvolto per chiedersi come fosse possibile.
Ora aveva modo di illuminarsi la strada. Si inoltrò per il passaggio stretto.



Passo dopo passo, non sapeva se essere più sconvolto per l'avvicinarsi dell'obbiettivo o per quella scena che aveva visto e sentito chiudendo gli occhi. Troppe emozioni, troppo contrastanti ma non aveva voglia di pensarci, adesso voleva solo camminare e arrivare al dunque di questa storia.
Alla fine del cunicolo, si aprì un raccapricciante spiazzo. Si intravedevano statue di ninfe e di dei greci avvolte da erbacce, mutilate dal tempo e dall'incuria, una fontana contenere acque marce e qualche carcassa di animale morto. Le pareti che delimitavano questo spiazzo aperto erano ricoperte di edere e altre piante cresciute col tempo.
Si ricordò delle parole del libro:

Cercami all'equinozio di primavera, quando la luna sarà piena come il mio desiderio,
mi troverai ad aspettarti la' dove le tre rose piangono
Unisciti a loro e fagli bere le tue carminee gocce di dolore
al che sorrideranno e ti apriranno la strada....

Aveva i tre boccioli di rosa in mano e cercò un punto in cui posizionarle.
Ispezionò a fondò dappertutto ma non vide nulla di particolare. Pensò che un tempo quel posto doveva essere stato molto bello e delizioso, e felice.
Tornò a fissare la fontana. Vide dei particolari che gli erano sfuggiti.
In alcuni punti dei bordi c'erano delle fioriere, tre per la precisione, una a est, una a ovest e una a sud, mancava quella a nord. Si avvicinò col libro per illuminarle e vide un piccolo disegno stilizzato di una rosa.
"Metterò qua i boccioli" e con attenzione mise un bocciolo in ogni fioriera.
Il libro continuava a sanguinare, prese quel sangue e lo versò sulle rose e sul loro terreno.
Le erbacce che circondavano la fontana si infuocarono improvvisamente.
Il gambo dei fiori si allungò specialmente quello a sud, posizione opposta a dove stava lui.
I boccioli si dischiusero e si aprirono, tranne quello a sud che era semi-chiuso ancora.

"Cosa manca!??! COSA MANCA!!" Si urlò spazientito dopo che per diversi minuti la situazione non era cambiata.
Girò la circonferenza della fontana e si fermo di fronte al fiore più lungo e semi-dischiuso.
Gli disse "Dimmi! DIMMI!!!" aprendo le braccia in senso di abbandono.

La rosa si incurvò e gli si avvicinò. Istintivamente l'uomo scattò un po' indietro poi si riportò avanti.
Si lasciò avvicinare dallo strano fenomeno che si avvicinava al volto e non si arrestava.
Per fermarlo, toccò con la mano destra il gambo, ferendosi con le spine.
Allontanò la mano sanguinante, non prima che involontariamente lasciasse qualche goccia sul fiore.

Si aprì completamente e le piante rampicanti che rivestivano le pareti divennero muri di fumo poi fiamme, e dopo alcuni istanti sparì tutto, lasciando venir fuori le antiche pareti riccamente affrescate e una porta, che era proprio a pochi passi da lui.

Si era già voltato a vedere questo ennesimo magico e strano spettacolo.
Prima ancora di fare un passo verso la porta, una fiamma di luce lo sfiorò, accendendogli delle torce che fino a qualche istante prima gli sembravano inesistenti, oltrepassando lui e la porta che fissava aprendola.

Si sentiva ancora il corpo vibrare da quel passaggio e bruciare da tutta quell'attesa, sogni, desiderio che faticava a riprendere il controllo dei muscoli per muoversi.

Una voce , dolce e sensuale, familiare, vicina, lo richiamò...

"Sono qui..... Ti attendo"

Un rintocco lontano ricordava che erano le due di notte.




Entrò nella vecchia dimora sentendosi pervaso e inseguito da un calore.
Qualche candela sparsa, fioche luci che non illuminavano abbastanza.
Ne prese una e si inoltrò, dando uno sguardo curioso e impaziente attorno.
Le altre stanze era completamente al buio, senza neanche una finestra.
A un certo punto un profumo caldo dolce di rosa lo pervase.
Capì di doverne seguire il percorso per trovarne la fonte.
Più avanzava, più il suono di sospiri aumentavano.
Si trovò d'innanzi a una porta.
La aprì.

Un'ampia finestra dava spazio alla luce fortissima della Luna che, sentendosi a casa, avvolgeva intensamente quel luogo. I suoi oggetti e la sua padrona.
Dopo tanto tempo la vide proprio li, appoggiata alla finestra con lo sguardo rivolto oltre la notte.
Una elegante e lunga veste nera decorata con ciò che sembrava pezzettini di stelle, risaltava ancora di più la sua pelle di porcellana baciata dalla Luna. Si intravedevano i lunghi capelli scuri raccolti da perle e gioielli da un velo scuro che le copriva il capo. Come una sposa oscura, come la sposa della notte.




Una visione divina. Sacra.
Appoggiò la candela. Avanzò piano e solenne verso la figura eterea, trattenendo un po' il respiro per non turbare quell'aria sacrale in cui era immerso.

Fuori cominciò a piovigginare. La donna si strinse leggermente le spalle come per cercare un po' del suo tepore. Il Re le accarezzò le braccia e le spalle, avvicinandosela al petto per qualche istante. Rimasero così, lei con lo sguardo oltre, lui che le copriva le spalle col suo caldo petto. Lei si voltò verso di lui, chiudendo gli occhi in modo indescrivibilmente dolce. L'uomo le prese il viso con la mano tremante e sussurrò:

"Chi sei....?" La accarezzò, togliendole dolcemente il velo.

La donna dalla carnagione lunare gli sorrise e alzò il volto. Dischiuse i grandi occhi che riflettevano il colore intenso dello smeraldo in quelli celesti di Vladislav che li fissavano, si immergevano profondamente nel mondo al di la' di quella splendida parete di sguardi e labbra desiderose, sospiranti.

"Mi conosci bene, sono la Regina della solitudine,
tua compagna di sogni e incubi,
Di notte ti sono venuta a trovare nei meandri del tuo essere.
Hai provato a sfuggirmi, ma non sei riuscito...
...sei mio...
Non puoi più negarti a me...."

Quella voce, calda e sensuale che aveva sentito nei suoi sogni portandolo al limite della pazzia per così tanti anni aveva finalmente una forma, ed ora era dinnanzi a lui. Entrato in quella stanza aveva dimenticato chi era, non gli importava e non pensava a nulla, se non a lei, in totale abbandono.
"Ti ho cercata per così tanto....Mi arrendo a te...Sono tuo...Fai di me ciò che vuoi..." e la strinse forte a sé .

Il bagliore delle fiamme entrava soffuso in punta di piedi, e il fumo si diffondeva danzando, avvolgendo tutto in una densa nebbia.


Passarono le ore, la notte cominciò a sfumare verso le prime luci dell'alba. Fuori gocce di pioggia come i mormorii  delle gente accorsa.
Fuori, in quel mondo folle di regole, doveri e ipocrisie.
Fuori dalle finestre appannate di desiderio, di amore, di solitudini, perse nel tempo che sembra fermarsi, dentro.
Fuori invece vuole farsi sentire, vuole ricordare il suo incedere tintinnante, confuso, scrosciante.
La pioggia si stava ritirando silenziosamente. I vetri scuriti, non potevano nascondere la luce del nuovo giorno che stava entrando prepotentemente.



"Soffierò su questi vetri umidi, mistificando ciò che c'è fuori,
ciò che ci porterà via. Lo sai che ci porterà via?" Sembrava di udire ancora un bisbiglio sinuoso, dalla fonte indefinita.
Questo parve a coloro che riuscirono a entrare dopo ore e ore in cui il castello bruciava come non mai, richiamando l'attenzione di tutti i cittadini che abitavano nelle vicinanze e oltre.



Tutto era annerito o distrutto dall'incendio.
Solo in una stanza ritrovarono dei petali morbidi e freschi che circondavano una rosa dai colori sfumati.
Il Re non fu mai più ritrovato e neanche la dama nera.
Si dice che da allora continuino ad abbracciarsi eternamente e le rose più candide e sensibili piangano il sangue del Re sfumando al rosso in parte e annusandole, chiudendo gli occhi in alcune notte di luna piena, si può sentire una voce sussurrare:


"Mi conosci bene, sono la Regina della solitudine,
tua compagna di sogni e incubi,
Di notte ti sono venuta a trovare nei meandri del tuo essere.
Hai provato a sfuggirmi, ma non sei riuscito...
Sei mio.
Non puoi più negarti a me
Soffierò su questi vetri umidi, mistificando ciò che c'è fuori,
ciò che ci porterà via. Lo sai che ci porterà via?
Quando le nostre luci saranno troppo pallide
Le nostre esistenze saranno solo bagliori
Lo sai che starò qui aspettandoti,
tu mi aspetterai?
Mi stai ancora sognando?"