martedì 21 agosto 2012

I racconti di Praga : La vecchia fanciulla






In una delizioso palazzo a Malastrana, al di là del Ponte Carlo,viveva una bellissima quanto capricciosa nobile.











dipinto di Dante Gabriel Rossetti
Aveva tutto ciò che una ragazza potesse desiderare, ma non le bastava. Nonostante la sua giovinezza, i capelli color rame dorato risplendessero come onde baciate dal sole lunghi e morbidi, pelle chiara e morbida, occhi chiari e lucenti che come gioielli attraevano lo sguardo di molti pretendenti, era ossessionata dalla paura di invecchiare.
Non aveva il coraggio di confidarlo a nessuno. Man mano si chiuse sempre di più in sé stessa e diventò sempre più irrequieta, fece scappare quasi tutta la servitù e le sue amicizie non riuscivano a portarle conforto dall'ossessivo incubo notturno che la logorava; svegliarsi vecchia e decrepita.
Sembrava che qualcuno si fosse beffardamente infilato nelle piaghe delle sue paure.







Una mattina si svegliò,si sentì stranamente pesante e stanca. 

Andò alla toeletta come soleva fare tutti i giorni quando lo specchio le rivelò il suo nuovo aspetto: la pelle del volto grinzosa, collo flaccido, mani rugose,capelli bianchi e pancia goffa.
Sbatté gli occhi più volte come per togliersi quella immagine di sé orrenda, sperando di aver visto male o di essere ancora nel torpore del sonno, ma l’immagine rimase lì a guardarla sempre più impaurita.
Urlò con tutto il fiato che aveva in corpo, tanto da avere quasi un infarto.
ritratto di una donna anziana - Rembrant
La servitù accorse in tutta fretta e si sorpresero di vedere le fattezze della vecchia inserviente che la padrona aveva cacciata via per capriccio una settimana prima.
Proprio per questo, l’acchiapparono di peso e la portarono fuori dal palazzo.
Rimase senza parole e senza muoversi per un’ora. Improvvisamente ora si era avverata la sua paura più grande; era vecchia, decrepita e tra l’altro aveva le sembianze di quella povera serva.
Non riusciva a realizzare la cosa ed era irrigidita dallo spavento e dalla paura.
A un certo punto però la fame prese il sopravvento e le diede il coraggio di camminare verso il mercato.
Non avendo mai avuto a che fare coi soldi, cominciò a prender i frutti da ogni bancarella e a mangiarli.




Un fruttivendolo urlò “Al ladro!!!!!” ma la vecchina continuò a gustarsi i frutti del suo strano raccolto come se nulla fosse finché non la arrestarono.
Venne portata alle prigioni. Faceva molto freddo, c’era poca luce e la vecchina cominciò a tremare, soprattutto di paura. Si prese uno straccio sopra il letto per coprirsi e cominciò a riordinare le idee finché a un certo punto, cadde stanca sul povero e scomodo lettuccio.


Hope in the prison of despair -Evelyn De Morgan

Il giorno dopo il silenzio delle prigioni venne interrotto dall'arrivo di un nuovo ospite. Nella cella di fianco a quella della vecchia fanciulla venne scaraventato un giovane garzone.

La vecchina all’inizio divenne quasi rossa dall'imbarazzo, poi ricordandosi del suo nuovo aspetto maturo, si avvicinò alle sbarre della cella che confinavano con quelle del garzone. 
Lo osservò meglio e riconobbe il messaggero del suo palazzo che aveva trattato male pochi giorni prima ma che in quella situazione divenne una faccia amica rassicurante. 

Mentre si allontanava timidamente, il giovane riconobbe la vecchia serva e le chiese di fermarsi e di parlare con lui “Ma io ti conosco!! Sono Primcek!! Anche lei è qui per colpa di quella stupida della padrona?? Rischio la forca ma sono innocente!!”
Alla definizione “stupida” la nobile contrasse lievemente la fronte, ma la parola forca la distolse dalla sua rabbia.

:-“Come è mai possibile? Cosa è successo?”- Chiese con un filo di voce.
:-“La padrona è scomparsa e non si hanno sue notizie da ieri e pensano sia stato io a rapirla”
La giovane voleva rispondere prontamente,ma poi si morse la lingua prima di spifferare inavvertitamente la verità…ma anche nel caso in cui avesse parlato…Chi mai le avrebbe creduto?
Il silenzio venne interrotto da un’altra domanda di lei :-“ …Cosa centri in questa storia? “
:-“ Nulla, ma mi hanno trovato delle poesie d’amore dedicate dalla dama. E’ burbera e capricciosa, eppure è così bella e non ho mai smesso di amarla”
La vecchina trasalì e dentro di lei si sentiva arrossire come non mai, ma mantenne contegno e si calmò, senza far trasparire nulla. Passó ancora qualche minuto di silenzio finché la curiosità non batté il suo imbarazzo.
:-“ Codeste poesie dove sono?”
:-“Me le hanno prese, ma le so tutte a memoria!! Possono prendermi la carta ma non la mente!!”
E così dicendo prese un sasso e se le mise a scrivere lungo le pareti della prigione.
La giovane vecchia rimase sorpresa e il suo cuore ebbe un sussulto dolce e nuovo. Rimasero altri due giorni chiusi nelle celle contigue e i due si misero a parlare di tutto, soprattutto il giovane raccontò i suoi viaggi, le sue avventure, la sua vita. Dai suoi racconti si poteva dipingere un quadro denso di emozioni e la vecchia fanciulla si rese conto della pochezza della sua vita e dei pochi viaggi di cui ricordava solo i negozi di abiti e di gioielli e solo ora si accorgeva che ogni posto ha un’anima.

All’indomani del terzo giorno, il ragazzo fu prelevato e riportato pieno di lividi e ferite un’ora dopo. La vecchina si protese verso le inferriate per vedere come stava e fece quel che poteva per alleviare il dolore e tamponare il sangue. Il ragazzo dolorante era accasciato sulle sbarre confinanti con quelle della vecchina che stava accanto a lui e continuava a medicarlo al di là dei ferri. Proferì alcune parole “Sono spacciato. Fra tre giorni se la padrona non torna mi giustizieranno”
Alla fanciulla gelò il sangue. Non sapeva cosa fare o cosa pensare. Nascondendo il pianto continuò a medicare e accarezzare il ragazzo finché non vennero a prenderla. Provò a scappare  ma le guardie erano troppo forti e in pochi secondi la buttarono di peso fuori. 

Si guardò spaesata ma non ebbe il tempo di fare un passo che una bambina le si parò innanzi abbracciandola e dicendole :-“ Mamma!! Mi hai fatto prendere un bello spavento!! Dai su torniamo a casa!” Disse emettendo alcuni colpi di tosse.

Un gesto così irruento quanto dolce, le riscaldò il cuore e pensò che solo sua madre quando era piccola la stringeva così forte, finché un brutto giorno morì e il padre si incattivì talmente tanto da andarsene con la sua nuova famiglia fuori le porte di Praga, lasciandola dal freddo e incurante zio.
In ogni modo pensava alla dolcezza di quell’abbraccio che scioglieva anche la neve novembrina praghese ma quando la guardò meglio si accorse che non aveva un cappotto adeguato e le chiese come mai.
“Mamma lo sai che ho molto caldo… non ne ho bisogno!”



La vecchina si tolse un paio di sciarpone e gliele avvolse, poi la bimba la prese per mano e la portò a casa.
Agli occhi di una nobile quella non era certo definibile come “casa”, piuttosto come un cumulo di legno e stracci ma dopo aver passato giorni e giorni nell’umidità,nel freddo, nel buio e nella scomodità, quello le apparve come un’alcova dorata. La bambina la fece accomodare e poi si mise a cucinare qualcosa. La giovane vecchia le si avvicinò curiosa. Finito di preparare, mangiarono, e alla ragazza, nonostante il piatto semplice, le sembrò il cibo più buono che avesse mai mangiato. Finito di cenare, la bimba andò dalla vecchina chiedendole di giocare e, se pur riluttante, accettò e dopo cinque minuti si divertivano così tanto che sembrava fossero coetanee.
Alla fine del gioco, la ragazza portò la piccola a nanna e stremata, finalmente si mise a riposare.





Il giorno dopo si svegliò nel primo pomeriggio e vide la piccoletta intenta nelle faccende di casa e quando la vide sveglia girare per la stanza, le ricordò che dovevano far spesa al mercato.
Si coprì per benino per non farsi riconoscere, vista l’ultima volta in cui fu arrestata, e seguì attenta la piccola. Capì che ogni cosa ha un prezzo e sicuramente anche la sua libertà e che probabilmente la piccola si era venduta il cappottino per liberarla. Voleva ricomprarglielo ma al momento non aveva nulla. Girando per le strade passò vicino le prigioni e si ricordò del garzone e realizzò che stava per scadere il secondo giorno.
Non c’era un minuto da perdere, alla vecchia fanciulla venne in mente il cartaio di fiducia della sua famiglia, siccome era spesso in viaggio ed era un tipo solitario, sicuramente non era a conoscenza dei cambi di servitù e con un po’ di fortuna neanche del suo rapimento, abitando in periferia, lontano dalle voci e dai frastuoni del centro. Camminarono e dopo alcuni minuti erano alla sua bottega. Col cuore che le batteva forte ma con solerte calma entrò e ordinò una piccola fornitura di carta e una penna e di metter tutto in conto. Senza esitazioni, il cartaio le diede ciò che aveva richiesto, lesta lesta tornò a casa. Fece qualche prova per vedere se sapeva ancora scrivere e vedendo che riusciva perfettamente e la sua calligrafia e la sua firma erano immutate scrisse tre lettere.
Appena finito, ne consegnò due alla bambina e le chiese di correre prontamente al  suo palazzo, al di là del ponte mentre lei sarebbe passata per le prigioni. Abbracciò la bambina, come se avesse un brutto presentimento, e si incamminò prontamente.
La vecchina passò per le prigioni e dalla buca corrispondente  alla cella del garzone fece cadere la lettera a lui destinata. Intanto la piccola aveva già consegnato una lettera alla governante che la lesse e prontamente la consegnò allo zio e al padre di lei che per l’occasione era accorso prontamente alla notizia della scomparsa della figlia. Nella lettera c’era scritto che la fanciulla si era allontanata per andare alla terme com’era suo solito, che si era dimenticata di avvertire e di non preoccuparsi. La lettera terminava dicendo che l’indomani sarebbe tornata.
Si udì un urlo di gioia provenire dalle prigioni, non solo per esser stato messo al corrente, ma perché alla fine della sua lettera, la padrona lo ringraziava dell’amore dimostratole. Per un secondo si stupì, ma poi si lasciò andare in un grido liberatorio e felice.
Si era già fatta sera e la vecchina mentre tornava a casa si soffermò a guardare ponte Carlo e il palazzo reale.
Mentre si guardava intorno con gli occhi stupiti di una bambina che vede per la prima volta, soffici fiocchi di neve cominciarono a imbiancare le strade, il palazzo, il ponte, e piano piano, senza neanche accorgersene, anche la vecchina venne accolta in un manto di neve finché, talmente il freddo le aveva intorpidito i sensi, cadde a terra. I fiocchi continuavano a danzare attorno al suo corpo e sembrava volessero coprirla per non farle prendere freddo nel suo sonno eterno.




Il giorno dopo, quando aprì gli occhi e rivide la sua camera da letto. Scattò in piedi, si osservò le mani e vide che erano di nuovo giovani e belle. Pensò che forse era tutto un sogno ma presa dalle frenesia di controllare, non si guardò alla toeletta, si mise in tutta fretta una lunga giacca e corse fuori, a nulla valsero i servi, lo zio e persino il padre che provarono a fermarla, non guardò in faccia a nessuno e in pochi secondi era già sgusciata via dalla porta.



Si diresse al di là del ponte correndo, fino a che arrivò a una piccola folla radunata proprio vicino alla statua di Carlo IV. Riprese un attimo fiato, si aprì un varco tra la gente e osservò un corpo sepolto dalla neve a terra…non era un sogno….giaceva il corpo della vecchia serva!
Rimase senza parole ma quel silenzio lo colmarono le numerose lacrime che inondarono il suo volto. Si inginocchiò sul corpo e accarezzò il volto. Gli astanti rimasero sbigottiti nel vedere una fanciulla giovane, chiara con la pella di porcellana, i capelli dorati e la veste di seta leggera che usciva dal cappottino, accarezzare una vecchia con la carnagione scura olivastra piena di rughe vestita di stracci. Lei non se ne curava e continuava a piangere. La figlioletta della vecchia, le venne incontro con sguardo serio e solenne. La invitò ad alzarsi con un gesto e le consegnò la terza lettera …..

“ Cara Hannah,
so che sarai  molto confusa quando leggerai questa lettera e risponderò subito alla tua prima domanda;
l’ho scritta io grazie a te.
Hai sempre pensato che ero una povera e stupida mentecatta da trattare male per capriccio.
Io sono una principessa zingara, sensitiva,col dono della chiaroveggenza.
Ho visto i tuoi pensieri nascosti, le tue paure e il vuoto della tua vita e ho deciso di mostrarti il senso della vita, facendoti osservare il mondo da un nuovo punto di vista per farti cogliere la vera essenza.

Il mio percorso su questa terra è terminato. Prendi sotto la tua ala mia figlia, anch’ella dotata dei miei stessi doni divini e ti proteggerà assicurandoti un futuro sereno e florido.

Ricorda : puoi possedere tutto l’oro del mondo, ma nulla ti renderà più ricca e felice dell’amore vero “


Finì di leggere le parole e osservò portar via il corpo e guardò il feretro improvvisato allontanarsi sempre di più.
Mesta si incamminò verso il palazzo, quando dopo pochi passi vide il padre che la stava aspettando con una giacca più pesante che prontamente le mise addosso. 
Hannah si sorprese del gesto e guardò il padre quasi commosso ma bloccato dalla fierezza e dall’orgoglio. Si guardarono negli occhi e lui la prese e la strinse a sé, proprio come faceva qualche anno prima che la moglie morisse. Dopo anni di dolore e di gelo si ritrovarono.

Dopo questo avvenimento, l’aria nel palazzo cambiò radicalmente. Era tornata un’aria familiare, il padre tornò a vivere nel palazzo con la nuova famiglia che la giovane non ebbe problemi ad accettare e tornò di nuovo premuroso nei suoi confronti. I servi non vennero più trattati male.
Il garzone in breve tempo imparò il mestiere di carpentiere e costruì una sua piccola attività e nel mentre comincio a frequentare la bella Hannah. Un anno dopo si sposarono con la benedizione di entrambe le famiglie.
Fu una coppia giudiziosa, amministrarono bene le ricchezze e ampliarono l’attività che gli fruttò altri soldi.
Misero da parte una somma per i tempi magri e il resto lo donarono ai poveri.
Acquistarono la prigione e la ristrutturarono facendola diventare una biblioteca e nel punto in cui il giovane aveva scritto le poesie, gli costruirono una stanza enorme che fu e che tuttora è privata, in cui spicca un edera che si aggrappa tra le pietre e che a volte, un po’ maleducatamente , copre alcune parole, così come l’amore, che si aggrappa anche alla speranza più ardua e che non sente ragioni.
Ebbero tanti figli e nipoti. Un giorno Hannah, davvero anziana, vide alla sua porta una oscura signora. Le sorrise e serenamente, si fece trasportare , conscia di aver avuto l’occasione di capire e di aver vissuto la vita pienamente.